| Character |
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Lo standard dedica un intero capitolo al carattere, riconoscendo la sua notevole importanza. E molto difficile generalizzare le doti di una razza che, in realtà, è composta di individui, ognuno con un proprio carattere ed una propria personalità, ed è sin troppo facile ritrovare mutazioni tra soggetto e soggetto. Comunque, le deviazioni caratteriali dallo standard dovrebbero essere valutate con altrettanta attenzione di que lle fisiche, anche se purtroppo non avviene sempre così. Il carattere del Rottweiler è senz’altro la sua più affascinante caratteristica, è perciò giusto dedicarle un’ampia trattazione. L’etimologia del termine carattere è di derivazione greca e significa impronta, cioè l’insieme dei tratti propri di una personalità. Scopo principale sarà dunque quello di individuare i tratti peculiari che formano l’impronta della razza Rottweiler. Lo standard spiega dapprima la formazione del carattere della razza, somma delle circo stanze che contribuiscono al suo sviluppo; esso si forma sia attraverso il patrimonio genetico tramandato, sia attraverso le mutazioni che questo patrimonio subisce per l’adattamento ai fattori ambientali, sia grazie ai fattori contingenti di allevamento che determinano alcune caratteristiche che via via vengono acquisite dalla razza stessa. Tutto ciò riferito sempre sia alla sfera fisica sia a quella psichica. La somma di tutti questi fattori determina un comportamento in relazione all’ambiente. Il risultato dell’allevamento e della selezione, attraverso lunghi anni, ha fornito una razza con ottime predisposizioni all’amicizia (così come riporta lo standard), alla gioia, alla tranquillità, alla fedeltà, all’ubbidienza e al piacere al lavoro. Per predisposizione si intende un patrimonio genetico che tipicizza un ceppo e lo rende incline naturalmente verso qualcosa; infatti è caratteristico del Rottweiler avere facilità nello stabilire rapporti con l’uomo e divenirne suo compagno con quella gioia propria di chi ha connaturato in sé la voglia di essere fedele e votato al proprio leader. La caratteristica genetica più fissata, a mio parere, è l’equilibrio: da questa dote scaturiscono le migliori qualità ed attitudini della razza; la sua vera forza e potenza psichica nascono da questo equilibrio interiore, che ha un ottimo substrato genetico; tale dote deve comunque e sempre essere accresciuta ed esaltata attraverso un corretto allevamento ed un bilanciato rapporto con il padrone. Sono convinta che il carattere di un singolo soggetto dipenda per un 50% dalle predisposizioni genetiche e che la rimanente percentuale sia condizionata dall’allevamento; quindi condivido i detti « ognuno ha i cani che si merita », oppure « il cane assomiglia al suo padrone ». Ritornando alla razza, si può affermare che, come da una sorgente luminosa la luce si irradia in tutte le direzioni, così da questo equilibrio nascono tutte le sue migliori doti. Lo standard definisce gli impulsi al movimento ed all’azio ne di livello medio: ma come potrebbero essere di alto livello o caratterizzati da azioni nevrotiche o incontrollate dominato come è dal suo equilibrio? Il Rottweiler non è un « esagitato », ma neppure un pigrone; è portato al giusto movimento, ad osservare ed aspettare in modo altrettanto equilibrato. Le sue reazioni di fronte ad una provocazione sono improntate all’equilibrio: non conosce paura, e le sue risposte, pur essendo dure e decise, non scaturiscono da una soglia di eccitabilità troppo bassa; sembra comprendere sin troppo bene la differenza tra uno stimolo provocato per gioco e uno vero, per cui a volte può addirittura apparire superficialmente distratto o indolente. Straordinaria è poi la sua capacità di riacquistare, molto più rapidamente di altri cani, il controllo di se stesso, tornando a quell’indifferenza e a quel comportamento naturalmente « sociale » che lo caratterizza. Un normale Rottweiler è in grado di socializzare e di adattarsi a vivere in qualsiasi ambiente senza essere pericoloso, pur mantenendo intatta e pronta a ogni evenienza la sua peculiarità di cane da guardia e da difesa. Esistono in realtà soggetti che sembrano ben lontani da questo modello, aggressivi, mordaci o timidi; talvolta i motivi si devono ricercare in un errato sistema di educazione: o perché si è « spinto » l’animale a divenire mordace, o si è stati troppo tolleranti senza educare e senza riuscire ad imporsi come capo branco, imprimendo nel cane l’esatta cognizione di chi è il padrone, o si è inibito il suo carattere attraverso dure repressioni. Il Rottweiler medio possiede accattivanti capacità di relazione con il padrone, col quale stabilisce rapporti altamente selettivi, da cui sa dipendere e a cui sa sottomettersi. La sua giusta sottomissione, ossia quella nata non da paura di percosse, ma da una giusta comprensione dei ruoli cane-padrone, non scaturisce così dal timore, ma da una sviscerata de dizione ed attaccamento (quasi morboso). In caso contrario, data la potenza fisica del Rottweiler, non so quali esiti potrebbe avere una ribellione! Ogni volta che un cane si ribella, ringhia o morsica, sono profondamente convinta che alla fonte esista un rapporto sbagliato, una punizione errata o una profonda mancanza di affetto e di comprens ione (tutto ciò solo nei rapporti cane-padrone e non cane-estranei). Il Rottweiler è coraggioso, fiero, intrepido e pone queste doti a disposizione del suo padrone e della sua famiglia. Una tra le sue qualità più belle, prevista anche dallo standard, che vale la pena di cogliere ed esaltare, è l’amore per i bambini, con cui sa giocare ed essere tollerante. Se talvolta accade il contrario è solo perché il cane non ha mai avuto rapporti positivi, ma probabilmente ha subito solo dispetti o sgarbi (questo, normalmente, nel caso di bambini estranei al suo ambiente). D’altra parte ancora il suo alto equilibrio non può permettergli reazioni in sensate, anzi dimostra una notevole capacità di tolleranza e di pazienza, doti basilari per stabilire rapporti d’affetto con i bambini. L’esperienza personale, maturata in un lungo periodo di allevamento, mi ha confermato una fiducia illimitata nelle relazioni dei miei Rottweiler con i miei figli, nella convinzione che essi non ne riceveranno mai un danno, salvo per sporadiche manifestazioni d’esuberanza di qualche cucciolone. Non c’è cosa più bella e più edificante che l’osservare il rapporto del cane con un bambino, i loro divertimenti, lo straordinario affiatamento che si instaura attraverso ciò che noi adulti, troppo spesso, dimentichiamo di fare: il gioco. Lo standard pone in luce una dote, il fiuto, di cui vale la pena dire qualcosa. Il Rottweiler ha un buon fiuto, e quindi è naturalmente dotato per eseguire il lavoro di pista; lo conferma anche la sua costruzione da trottatore, che non può che essergli favorevole nella ricerca delle « emanazioni» del terreno. La direzione del collo e della testa, naturalmente obliqua, e mai verticale come nei galoppatori, diminuisce lo sforzo fisico richiesto dalla posizione di ricerca. Lo standard, tuttavia, in contrasto con questa dote, nega che il cane abbia attitudine alla caccia. Non penso che ciò corrisponda alla realtà, perché tutti i cani, in natura, cacciano per procurarsi il cibo e penso che questo istinto sia talmente forte e radicato da potersi difficilmente perdere con il tempo. Lo standard prosegue descrivendo le doti di addestrabilità. Su questo argomento mi limiterò ad una trattazione aspecifica, dal momento che non sono un addestratore professionista anche se ho addestrato qualche mio cane. L’addestrabilità del Rottweiler è notevole, proprio perché le sue doti caratteriali non hanno alcuna carenza e la razza è stata costruita per il lavoro; in tale ottica si deve intendere come lavoro anche l’addestramento. Durante l’addestramento la sua voglia di lavorare non è molto prolungata nel tempo: oserei affermare che ha una soglia di « noia» molto bassa, ma questo non è da considerarsi di per sé negativo. Infatti il Rottweiler sa concentrare il suo rendimento in un tempo breve, dando il meglio di sé per poi esaurirsi ed avere bisogno di una pausa. Nel l’apprendimento non è veloce come altre razze, come ad esempio il Pastore Tedesco, anzi non esito a dire che è un po’ più cocciuto, forse proprio per il suo carattere forte. Tuttavia, una volta che ha appreso, molto difficilmente dimentica. Per la sua innata sottomissione non deve mai essere represso o costretto con dure imposizioni, ma addestrato sfruttando proprio questa sottomissione che nasce dall’incondizionato affetto per il suo padrone. Il gioco è il metodo pi sicuro per l’addestramento del proprio Rottweiler; infatti solo così il cane proverà piacere lavorando e collegherà inscindibilmente il lavoro al gioco col padrone, sua massima aspirazione nello stabilire un rapporto totale cane-padrone. La sua voglia di lavorare deve essere desiderio di essere lodato, di sfruttare il tempo che gli viene dedicato eseguendo ciò che il padrone desidera e che, in ultima analisi, esso stesso desidera sotto forma di lode e forse anche di rimprovero, in quanto un cane ben educato comprende il giusto rimprovero e non oppone né resistenza né rancore. Il Rottweiler, comunque, si addestra come la maggior parte dei cani; si deve solamente avere la precauzione, fin da quando è cucciolo, di non reprimere troppo i suoi slanci, perché i suoi movimenti, che già non sono caratterizzati da eleganza o particolare prontezza, vengano sempre esaltati dalla gioia e mai repressi dalla coercizione. In un prossimo capitolo, comunque, forniremo alcuni cenni fondamentali relativi alla educazione del cucciolo. Lo standard spiega anche quali impulsi e quali caratteristiche devono essere sviluppati ed in che misura nei singoli soggetti, a seconda dell’uso a cui essi sono destinati. Inoltre, sottolinea che questi impulsi sono presenti in diverso grado ed intensità, ma che devono essere « ben sviluppati ed evidenti secondo quanto lo esigono le attitudini dei singoli individui a prestare un determinato servizio ».
Tratto da "Rottweiler, Il Cane" della Dottoressa Carla Romanelli Lensi |


















