| Origin and History |
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Esaminando e confrontando le varie pubblicazioni relative alla razza, si ritrova sempre un’in traduzione storica che ne delinea l’evoluzione e le peripezie attraverso i secoli. E di secoli si tratta, in quanto questa razza pare risalga all’epoca romana, durante la quale sembra venisse impiegata, assieme ai mastini, nelle arene contro i leoni. Ed è proprio dall’Italia che la razza inizia il suo viaggio verso una nuova destinazione da cui trarrà sia la culla sia il nome. Come fossero gli antenati degli odierni Rottweiler non credo sia possibile stabilirlo facilmente, certo è che dovevano essere molto apprezzati per le loro doti se le le gioni romane decisero di portarseli appresso come pastori e guardiani delle proprie mandrie.
I progenitori del Rottweiler giunsero quindi in Germania al seguito delle legioni, e si diffusero, secondo alcuni studiosi, proprio lungo le direttrici delle strade usate dall’esercito per dislocare i propri presidi.
Così come più avanti avremo modo di rilevare nell’analisi dello standard, sulla formazione della razza ha influito tutta una serie di incroci, casuali o volontari, tendenti a migliorarne l’attitudine alle funzioni di utilità. Perciò nell’incontro di alcuni cani specialisti puri come il cane da porcaro, gli alani, ed altre razze da compagnia e nordiche (anch’esse di nuovo arrivo in zona) scatur ì la razza Rottweiler: prodotto della mescolanza delle migliori qualità dei cani da pastore e da combattimento romano, dei cani da pastore locali e dei cani a mascella larga olandesi, nordici ed inglesi. Il nome della razza deriva dalla città di Rottweil. I quella località esisteva già, fin da duemila anni prima di Cristo, un insediamento preistorico. Successivamente (per la precisione nel 74 a.C. come riportano alcuni testi), i Romani giunsero ad occupare quel territorio con la XI legione « Claudia pia fidelis ».
I legionari si accamparono sull’altura sinistra del fiume Neckar dove costruirono un accampamento stanziale che via via assunse sempre maggiore importanza; vi vennero fra l’altro innalzati molti altari che furono detti « Arae Flaviae » in onore di Vespasiano, denominazione che diede il primo nome alla città odierna. Con il progredire dell’occupazione, intorno al nucleo primitivo furono costruite abitazioni e ville di lusso tanto che la cittadina divenne capoluogo di provincia. Dello splendore raggiunto ci restano numerosi reperti archeologici, bellissimi mosaici, (famoso quello di « Orfeo » che era nella pavimentazione della villa del luogotenente del l’Imperatore), resti delle terme e dell’acquedotto. Successivamente la città divenne «Municipium », ma allorché i Germani occuparono il territorio, le legioni si ritirarono e la zona fu inva sa da Svevi e Alemanni. Intorno al 700 d.C. sopra le mura di uno stabilimento termale romano venne costruita la prima chiesa cristiana ed attorno a questa sorsero altre costruzioni a forma re un nuovo centro abitato, che dal colore rosso delle tegole e dei mattoni, resti degli edifici romani, fu chiamato «Villa Rossa-Rote Wil » trasformatosi successivamente nel moderno Rottweil.
Grazie al grande mercato di Rottweil ed alla varia provenienza dei suoi compratori e vend i tori, la razza fu conosciuta e diffusa anche assai lontano dal luogo d’origine. Il Rottweiler di venne il fedele compagno dei lunghi viaggi commerciali e nel contempo il fedelissimo custode dei beni affidatigli e del suo padrone.
Il cane si adattò anche ad essere adibito ad altri usi, come quello di trainare carretti di macellai, panettieri, acquaioli, lattai.
Quando, agli inizi del 1900, venne promulgata una legge che vietava la guida delle mandrie con cani lungo le strade principali, l’allevamento e la diffusione del Rottweiler calarono sensibilmente. Un caso fortuito però fece riemergere la razza dall’anonimato in cui era stata relegata per anni: all’Esposizione di Heidelberg, nel 1905, si cercava un bel cane, ma del tutto particolare, per farne dono al presidente onorario: la scelta cadde su un Rottweiler. Da quel momento la razza riprese quota e, nel 1907, sempre ad Heidelberg, venne fondato il « Club Tedesco del Rottweiler ». Un grande incentivo alla diffusione della razza venne dal fatto che sin dal 1900 la polizia aveva adottato il Rottweiler quale cane poliziotto, giudicando la razza, per attitudini a tale lavoro, al quarto posto assoluto. Il Club tedesco fu travagliato da innumerevoli vicissitudini, tensioni, scissioni, finché, il 31 luglio del 1921, venne fondata la « Federazione Generale dei Rottweilers Club Tedeschi ».
Durante la seconda guerra mondiale i Rottweiler furono impiegati in diversi servizi ausiliari: portaordini, ricerca di feriti ecc. Anche in quella occasione il cane risultò un ottimo, coraggioso e fedele collaboratore, ottenendo risultati sorprendenti e confermando le sue capacità negli impieghi da lavoro.
I soggetti che all’inizio del secolo formavano l’allevamento moderno erano esteticamente molto different i da quelli attuali: lo standard dell’epoca, infatti, non prevedeva un cane allungato, ma piuttosto raccolto e quadrato, assai più leggero (circa 25 kg), con testa allungata del tipo di quella di alcuni cani da caccia. La selezione praticata dagli allevatori riuscì in circa trent’anni a trasformare radicalmente la razza, producendo soggetti allungati, potenti, brachicefa li, cioè dotati di un cranio dai diametri trasversali molto accentuati.
Lo sviluppo assai veloce nel tempo, che ha portato in pochi decenni a una razza del tutto simile a quella attualmente allevata, e la scarsissima pratica della consanguineità che avrebbe potuto fissare più validamente il tipo – a tutt’oggi gli accoppiamenti fra consanguinei stretti sono proibiti in Germania – hanno avuto come conseguenza una notevole casualità e disomogeneità delle cucciolate. E raro trovare cucciolate omogenee con cuccioli tutti al medesimo li vello; anzi, pii frequentemente, accanto ad un soggetto eccellente si riscontrano veri e propri scarti (difetti di dentatura, di occhi, di macchie bianche del pelo, ecc.). Questa disparità di risultati mi sembra essere provocata dall’impossibilità di fissare alcune caratteristiche genetiche con metodi scientifici: pochi infatti sono in Germania gli alleva tori che seguono un criterio rigoroso per gli accoppiamenti, che al contrario molto spesso avvengono per ragioni contingenti o casuali.
Non è comunque facile stabilire genericamente le cause di un fenomeno così importante come un’intera riproduzione; resta valida solo la realtà dei fatti: data la mole del materiale presente in Germania, sarebbe logico attendersi una più nutrita schiera di soggetti di punta. Il presupposto che il Rottweiler è una razza di cani da lavoro ha costituito il punto d’orientamento della società tedesca sin dalle sue origini; pertanto la valorizzazione e la selezione della razza si sono sviluppate secondo precise norme finalizzate al suo miglioramento in base a questo principio.
Come afferma Jean Sir, doti e compiti del cane da difesa sono più numerosi di quelli del cane da guardia, perciò le qualità naturali devono essere esaltate da un intelligente addestra mento. Le doti più importanti sono: istinto alla difesa, fondamentale quella del padrone, istinto al combattimento, che è piacere di misurare le proprie forze, acutezza, cioè prontezza in ogni momento a reagire a stimoli anche spiacevoli, temperamento e sicurezza. Sempre secondo Jean Sir, un buon cane da difesa deve inoltre dimenticare assai velocemente le impressioni spiacevo li e le prove dolorose, non deve portare rancore al suo addestratore anche se questi talvolta usa maniere un po’ dure, dimostrare docilità e voglia di lavorare, restando sempre a stretto contatto con l’uomo come se fosse il suo compagno di muta, ostentando una irrefrenabile vo glia di eseguire gli ordini e guardando a testa alta l’addestratore durante il lavoro.
In conformità a questi principi, il Club tedesco ha selezionato e seleziona i soggetti adatti alla riproduzione, sottoponendoli ad un test minimo che garantisca la tipicità, il carattere e il grado di displasia: tale test è lo ZTP (Zuchttauglichkeitsprüfungen).
Il Club tedesco, per la sua autonoma gestione (detiene i libri di origine della razza dal 1907) e per la sua rigida organizzazione settoriale, prevede controlli su tutte le cucciolate da parte di persone esperte ed in grado di garantire la tipicità dei cuccio li e l’assenza di tare macroscopiche come peli lunghi, macchie bianche ecc. I cuccioli sprovvisti dei requisiti nècessari non vengono iscritti ai libri genealogici, in modo da preservare così, sin dalla base, la razza da tutti quei difetti che possono solamente inquinarla e complicarne la selezione genetica.
Tratto da "Rottweiler, Il Cane" della Dottoressa Carla Romanelli Lensi |



















Possiamo ripercorrere l’emigrazione degli antenati del Rottweiler dalle impronte lasciate come capostipite di razze affini. Infatti, seguendo il cammino dei Romani dal San Gottardo si diramavano varie strade: a nord est verso l’Appenzell, dove si sviluppò la razza del cane Vaccaro, ad ovest verso Berna e la valle dell’Emmen, dove si originarono le razze Entlebucher e Bo varo bernese, a nord verso Sciaffusa e quindi verso Rottweil, che divenne la culla della nostra razza. Alcuni studiosi svizzeri sono invece dell’avviso che la razza non si sia diffusa passando dal San Gottardo, ma dal San Bernardo. Comunque sia, basti sapere che essa attraversò le Alpi; sarà compito degli storici stabilire l’esatto itinerario.
La cittadina conobbe alterne vicissitudini, tra cui la completa ricostruzione su una collina protetta da due strapiombi sul Neckar, in una zona più facilmente fortificabile. Riedificata in base a un preciso piano regolatore, ancor oggi riconoscibile, fu munita di torri e porte quasi a renderla inespugnabile. Sede della Corte di Giustizia, la sua giurisdizione si allargò via via fino a Colonia a nord, a Berna e a Lucerna a sud; città reale e imperiale poi, continuò a cresce re ricca di industrie e commerci. Fu solo la guerra dei Trent’anni a segnare l’inizio della sua decadenza. Fin dal Medioevo Rottweil era stata importante per il commercio del bestiame, che dapprima proveniva dalle zone circostanti, poi da tutte le Contee. Questo mercato sempre più fiorente finì per richiamare compratori dall’estero, soprattutto dalla Francia e dall’Ungheria. Per condurre e difendere le mandrie era necessario un cane dal carattere tranquillo, fedelissimo e dotato di grande robustezza; il cane che venne prescelto per soddisfare tali necessità fu proprio il Rottweiler, che divenne il tipico cane dei mandriani e dei macellai.
